Ai bambini e alle bambine siamo soliti offrire mille opportunità e quando ci dicono “questo sport non mi piace”, solitamente chi si occupa di loro ne cerca un altro e poi un altro ancora, finché ci si imbatte in un’attività che fa emergere la passione: sportiva, artistica, musicale, artigianale…

Noi operatori psico-pedagogici chiamiamo questa passione un “fattore di resilienza” perché accompagnerà i nostri piccoli ospiti nei momenti difficili della loro vita creando, metaforicamente, una stanza protetta in cui sempre potranno riconoscersi capaci e sereni.

Cosa accade però quando a dire “questa attività non mi piace” è un adulto? Accade che questa affermazione scatena il giudizio di un altro adulto e, a ricaduta, un senso di inadeguatezza ancor più forte che con il tempo conduce a dire “non so fare niente”.

Questo accade perché noi adulti diamo per scontato che tutti abbiano avuto delle possibilità di sperimentarsi in attività e piccoli lavoretti. Invece non è così per chi è vissuto in povertà educativa.

La Fabbrica del Farò nasce proprio per questo, perché siamo testardamente convinti che tutti debbano avere la possibilità di sperimentarsi in tante attività per trovare quella che sarà la loro passione e, forse, anche il proprio lavoro.